Verso il Po
Matteo Ferrario · 24 agosto 2026
Siamo arrivati con Gino e Walter dove il Ticino incontra il Po
Nel 1971 due ragazzi di Pavia si erano dati appuntamento al Ponte Coperto per scendere fino al Po, e una cartolina mai spedita ha aspettato cinquantacinque anni.
Alla confluenza l'acqua verde del Ticino e quella grigia del Po corrono affiancate per un lungo tratto prima di mescolarsi.
ponte-coperto-pavia-alba.jpg — 1600×900Gino Bellani ci ha telefonato a luglio e ci ha chiesto se portiamo in canoa anche due signori di settantaquattro e settantatré anni. Ha precisato subito che il più giovane, Walter, aveva un ginocchio rifatto, e che lui stesso non saliva su una barca dal 1971. Gli ho chiesto perché proprio quell'anno, e lui ha detto che me lo avrebbe spiegato sul fiume, con calma. Abbiamo fissato la partenza per il 22 agosto, da Pavia, sotto il Ponte Coperto.
Quella mattina erano sulla riva alle sei e mezza, mezz'ora prima di noi, seduti su una panchina con un sacchetto di carta fra le gambe. Gino era alto e asciutto, con un cappello da pescatore, mentre Walter teneva il bastone appoggiato al ginocchio e parlava per tutti e due. Il Ponte Coperto sopra di noi era ancora in ombra, e l'acqua del Ticino aveva il colore del vetro verde. Nel sacchetto, ci hanno detto, c'era il pane per il pranzo, e non hanno voluto spiegarci altro.
Abbiamo ascoltato la storia della cartolina sotto il Ponte Coperto
Mentre sistemavamo le canoe, Gino ha tirato fuori dal portafoglio una cartolina ingiallita, con il Ponte Coperto stampato in bianco e nero. Sul retro c'era l'indirizzo di Walter, scritto con la penna stilografica, e un francobollo che nessuno aveva mai timbrato. Nell'estate del 1971 i due ragazzi avevano costruito una barchetta di legno nel cortile di casa, per scendere da Pavia fino al Po. La cartolina era l'appuntamento, ma il giorno prima il padre di Walter aveva scoperto tutto e aveva chiuso la barca in cantina.
«Ci vediamo al Ponte Coperto alle sei. Porta il pane, io porto la corda. Arriviamo al Po prima di mezzogiorno.»
La cartolina di Gino, luglio 1971, mai speditaGino non l'aveva più spedita, e per cinquantacinque anni l'aveva tenuta in un cassetto, fra le bollette e le foto dei nipoti. Walter l'ha vista per la prima volta quella mattina, sulla riva, e l'ha letta due volte senza dire niente. Poi ha aperto il sacchetto, ci ha mostrato due michette ancora tiepide e ha detto che il pane, almeno, questa volta l'aveva portato. Siamo partiti alle sette, con Walter a prua e Gino dietro, e io in una canoa accanto a loro.
Ci siamo fermati sul banco di sabbia quando il fiume ha smesso di portarci
Alla fine di agosto il Ticino è basso, e dopo Pavia apre larghi banchi di sabbia e ghiaia dove l'acqua corre in rivoli sottili. Per la prima ora tutto è andato liscio, con la corrente che ci portava e gli aironi bianchi che si alzavano davanti alle canoe. Gino remava con un ritmo lento e regolare, mentre Walter guardava le rive e raccontava chi abitava in ogni cascina sessant'anni prima. Ricordava i nomi dei cani, dei barcaioli e perfino di una ragazza che vendeva le pesche sulla strada dell'argine.
Verso le nove, però, il ramo che avevamo preso si è allargato e si è fatto sempre più basso, fino a farci strisciare sul fondo. Siamo scesi a trascinare le canoe sulla sabbia bagnata, con l'acqua alle caviglie e il sole che cominciava a scaldare forte. Walter ha provato a camminare, ma il ginocchio non reggeva sui sassi scivolosi, e si è seduto sul bordo della canoa. Ha detto che forse era meglio fermarsi lì, e che il furgone poteva venire a prenderli dalla strada dell'argine.
Gino non ha risposto subito. Si è tolto il cappello, ha guardato il fiume verso valle e poi si è seduto accanto all'amico, sul bordo della stessa canoa. Gli ha raccontato che nel 1971 aveva aspettato al Ponte Coperto fino alle otto, da solo, con la corda arrotolata sulla spalla. Walter ha abbassato gli occhi e ha detto che lo sapeva, perché suo padre lo aveva visto dalla finestra e glielo aveva confessato solo molti anni dopo.
Abbiamo trascinato le canoe e siamo arrivati in tempo per il pane
A quel punto ci siamo divisi il lavoro: Walter è rimasto seduto in canoa e noi tre l'abbiamo trascinata sulla sabbia, come una slitta. Gino tirava la corda di prua, io spingevo da dietro, e la canoa vuota scivolava legata alla prima, portata dai rivoli. Dopo un centinaio di metri il ramo si è riunito al letto principale, e l'acqua è tornata profonda e veloce. Walter ha ripreso la pagaia senza dire niente, e ha remato più forte che in tutta la mattina.
Il Po lo abbiamo visto prima di sentirlo, come una striscia larga e grigia che tagliava l'orizzonte da una parte all'altra. Alla confluenza le due acque corrono accanto per un lungo tratto senza mescolarsi, il verde del Ticino da una parte e il grigio del Po dall'altra. Gino e Walter hanno smesso di remare insieme, senza mettersi d'accordo, e si sono lasciati portare lungo la linea dove i due colori si toccano. Sopra di noi passava il Ponte della Becca, lungo e scuro, con il rumore lontano delle auto.
Erano le undici e quaranta quando abbiamo tirato le canoe su un ghiareto della riva, all'ombra di un pioppo. Walter ha guardato l'orologio, ha tirato fuori dal sacchetto le due michette e ne ha data una a Gino. Hanno mangiato il pane seduti sulla sabbia, con le scarpe bagnate e i piedi nell'acqua dove il Ticino diventa Po. Nessuno dei due ha parlato per un bel po', e io mi sono allontanato a preparare il tè sul fornelletto.
Prima di salire sul furgone, Gino ha preso la cartolina e una penna, e sotto l'appuntamento del 1971 ha aggiunto una riga. Poi l'ha data a Walter, che l'ha letta, l'ha piegata in due e se l'è messa nel taschino della camicia. Ci hanno chiesto di non scrivere quella riga nel diario, e noi lo abbiamo promesso. Possiamo dirvi soltanto che conteneva un orario: prima di mezzogiorno, come avevano deciso cinquantacinque anni fa.
Il quaderno di pruaChi riceve il quaderno legge le nostre storie una settimana prima, insieme ai racconti che sul diario non pubblichiamo Nel diario, subito dopoAbbiamo portato le canoe a spalla oltre la diga del Panperduto